|
|
|
|
Cos'è l'agricoltura biologica lo sanno, a grandi linee, praticamente tutti: coltivare bio significa non utilizzare concimi, diserbanti, insetticidi e pesticidi, provvedendo alla difesa delle colture in via preventiva, selezionando specie resistenti alle malattie e utilizzando tecniche di coltivazione non intensive. L'obiettivo, oltre a quello di ottenere prodotti più sani, è sviluppare una produzione rispettosa dell'ambiente che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali.
Per valorizzare appieno prodotti agricoli coltivati in modo naturale, sarebbe meglio consumarli crudi e con la buccia, quando possibile, ma è bene ricordare anche che biologico non significa privo di impurità (stiamo pur sempre parlando di prodotti “della terra”). Ecco allora l'importanza di una corretta igiene: è dimostrato che, utilizzando Bicarbonato Solvay nel lavaggio di frutta e verdura, si rimuove una maggiore quantità di residui rispetto al lavaggio con sola acqua.
Per i prodotti meno delicati (mele, pere, peperoni, ecc.) si può agire direttamente sulla buccia con una pasta di acqua e Bicarbonato Solvay (una parte di acqua e 3 di polvere) sfregando bene e poi risciacquare sotto acqua corrente. Ove non sia possibile adottare il metodo più “energico” (uva, fragole, insalata, ecc.) si può lasciare a bagno i prodotti per una decina di minuti in una bacinella con acqua e Bicarbonato Solvay (1 cucchiaio ogni litro d'acqua) prima di risciacquare.
La richiesta di verdure biologiche risulta in costante crescita, a fronte del desiderio - tipico dei “cittadini” - di ritrovare i cosiddetti “sapori di una volta” ma, negli ultimi tempi, il semplice concetto di biologico sembra non bastare più e si vanno affermando sue nuove declinazioni; ecco allora la scoperta e la diffusione dei prodotti agricoli a km zero.
Cosa significa? Semplicemente che se per consumare - poniamo - mele biologiche provenienti dal Cile devo fargli percorrere decine di migliaia di chilometri, sulla mia tavola arriverà un prodotto “esausto” conservato a lungo in condizioni non facilmente verificabili e con un costo - reale, ma soprattutto ambientale - elevato (spese di trasporto, utilizzo di carburante, inquinamento).
La soluzione per evitare l'appiattimento tra prodotti biologici e tradizionali sta allora nella cosiddetta filiera corta, il famoso km zero, appunto. Tutte le regioni hanno i propri prodotti tipici e stagionali: acquistarli - magari direttamente dal produttore - sarà un vero ritorno alle origini che ci farà guadagnare gusto, salute e... denaro, se si pensa che i costi di trasporto e di logistica incidono per circa il 30% del prezzo finale.
Il tutto senza contare che in tempi di crisi economica, questo rappresenta un modello di sviluppo sostenibile che valorizza le risorse delle comunità locali, aiutandole a far fronte alla concorrenza globale, quindi in grado di durare nel tempo.
In conclusione, diciamo che se l'agricoltura a km zero rappresenta un modo alternativo di produrre e consumare, per finalizzare il processo è però necessario un canale diretto contadino-consumatore. All'estero, in particolare in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, sono diffusi già da molti anni i “Farmers Market”, i mercati dove si può acquistare dal produttore; da noi questa forma di commercio sembra non decollare, e la via preferenziale per la vendita diretta è costituita invece dal web, dove stanno affacciandosi con ottimi profitti sempre più aziende agricole.
Un'altra via è quella seguita dai Gruppi di Acquisto Solidale, i cosiddetti GAS, ovvero consumatori che decidono di unirsi per acquistare all'ingrosso i prodotti per poi distribuirli tra le proprie famiglie. Anche qui la piazza virtuale di internet risulta di grande aiuto, per scambiarsi informazioni e indirizzi di produttori e organizzare iniziative.
Per informazioni approfondite su coltivazioni biologiche e vendita diretta si può visitare il portale www.biobank.it, che contiene molti link e indirizzi utili.
Come riconoscere i prodotti biologici
La garanzia che ci troviamo davanti ad un prodotto proveniente da agricoltura biologica è data dall'etichettatura.
L'etichetta dei prodotti biologici, infatti, deve riportare le seguenti indicazioni:
- nome dell'organismo di controllo autorizzato, e suo codice, preceduto dalla sigla IT;
- codice dell'azienda controllata;
- numero di autorizzazione (sia per i prodotti agricoli freschi che trasformati)
- la dicitura “organismo di controllo autorizzato con D.M. in applicazione del Reg. CEE n.2092/91”.
Sono invece facoltative
- l'indicazione “Agricoltura biologica-Regime di controllo CE”
- il marchio europeo
Bio insalate
Verza in insalata
Ingredienti per 4 persone: 400 g di foglie di verza, olio extra vergine d'oliva, la scorza di mezzo limone grattugiata, uno spicchio d'aglio, due filetti di acciuga, una piccola manciata di mandorle, sale, pepe
Tagliare a listarelle le foglie di verza dopo averle lavate in acqua e Bicarbonato Solvay, aggiungere lo spicchio d'aglio tritato, le acciughe sminuzzate, e la scorza di limone grattugiata; condire con olio extra vergine d'oliva, sale e pepe e prima di servire aggiungere le mandorle. L'insalata va preparata almeno un'ora prima di essere servita.
Insalata di crescione e cipolla di Tropea
Ingredienti per 4 persone: 300 g di crescione, due cipolle di Tropea, olio extra vergine d'oliva, sale e pepe.
Lavare bene il crescione in acqua e Bicarbonato Solvay e metterlo in una insalatiera con la cipolla tagliata a fettine sottili.
Condire con olio extra vergine d'oliva, sale, pepe e un cucchiaio di aceto di mele.
Insalata arance e finocchi
Ingredienti per 4 persone: 2 finocchi, 2 arance, 2 cipollotti, semi di girasole, zenzero fresco, aceto balsamico, olio extra vergine di oliva, sale e pepe.
Affettare finemente i finocchi e lavarli in acqua e Bicarbonato Solvay, metterli in una ciotola e aggiungere i cipollotti tagliati sottili e le arance pelate al vivo e tagliate a spicchietti. Cospargere di semi di girasole e condire con olio extra vergine, sale, pepe e qualche goccia di aceto balsamico. Lasciar riposare una mezz'ora e spolverare con lo zenzero fresco grattugiato prima di servire.
|
|
|
|